Si tratta di un' opera architettonica in cui lo stimato artista ferrarese ha dato libero sfogo alla sua creatività, incastonando piatti, bicchieri, tazze, imbuti, posate, parti di caffettiera, tazzine, contenitori di vetro e relativi tappi di plastica. Il tutto è appoggiato su un supporto metallico adibito allo sgocciolamento delle stoviglie. Non solo creatività, ma anche sublime applicazione dei principi della fisica; l'architetto estense, infatti, dimostra di aver calcolato alla perfezione tutte le forze vettoriali in gioco, per raggiungere un equilibrio che è precario solo all'apparenza. Le strutture portanti scaricano il peso e lo distribuiscono in modo uniforme sulle fondamenta, in modo da conferire all'intera struttura un'alta resistenza a terremoti e intemperie.
Ammirando il "Grattacielo di stoviglie" da un'altra angolatura, veniamo ora a cogliere il significato filosofico più intimo del lavoro del costruttore padano. Una struttura in cui l'estro più irrazionale va a fondersi armonicamente con il raziocinio più acuto, senza trascurare il collante metafisico dell'estetica penazziana, in quanto le variazioni cromatiche denotano altresì grazia e buon gusto. Il maestro della città ducale ha voluto perciò dimostrare che gli opposti si possono conciliare e convivere pacificamente in un'unica entità; forse aveva in mente l'eterno conflitto tra il cuore e la mente, o forse voleva lanciare un messaggio di conciliazione, esortando popolazioni in guerra a deporre le armi e costruire un radioso futuro di pace.
Apprezzando un dettaglio dei contrafforti di vetro, ceramica e metallo, passiamo a considerare in quale filone artistico si va ad inserire questo capolavoro del portento ferrarese. L'opera dimostra una chiara ispirazione futurista, per la costante enfasi riservata alla dinamicità. E' riscontrabile anche un'influenza cubista, perchè in qualche modo questo gioiello figurativo ci ricorda "Guernica" di Picasso.

Chiudiamo con un'inquadratura da lontano, che rivela sullo sfondo un altro pilastro di tazze, ciotole e padelle. Che il Penazzi avesse in mente di accumulare altro materiale per arrivare a unire le due parti in un imponente arco? Chissà... Posso solo rivelare che cosa ha commentato l'ingegnere alla fine del lavoro, schernendosi e dimostrando una certa modestia. Di fronte al mio sguardo attonito e intento ad ammirare l'opera ha esclamato: "Oh! ma non ci sta più niente qua in cima!!!"
Chiudiamo con un'inquadratura da lontano, che rivela sullo sfondo un altro pilastro di tazze, ciotole e padelle. Che il Penazzi avesse in mente di accumulare altro materiale per arrivare a unire le due parti in un imponente arco? Chissà... Posso solo rivelare che cosa ha commentato l'ingegnere alla fine del lavoro, schernendosi e dimostrando una certa modestia. Di fronte al mio sguardo attonito e intento ad ammirare l'opera ha esclamato: "Oh! ma non ci sta più niente qua in cima!!!"
Arrivederci al prossimo capolavoro!

1 commento:
Più leggo sto post e più mi scompiscio dal ridere...ma come hai fatto a scrivere così, proprio non lo so...non c'è che dire chapeau al Miki
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